Il sociale
DA CLUB ALCOOLISTI IN TRATTAMENTO A CLUB ALCOLOGICI TERRITORIALI (metodo Hudolin)Il Club ha cambiato nome: da Club degli Alcolisti in Trattamento a Club Alcologici Territoriali (metodo Hudolin). La metodologia su cui si basano i Club è in continua evoluzione, come è una continua crescita il percorso che fanno le famiglie dei Club, per cui il cambio del nome fa parte di questa continua crescita ed evoluzione. Il nome Alcolisti in Trattamento incominciava ad essere stretto in quanto la metodologia non ritiene l’alcolismo un malattia o un vizio, ma un comportamento da cambiare. Perciò nel club non esiste nessun trattamento medico ma è un cammino, un percorso che ognuno fa verso un vita migliore, verso un cambiamento ed una crescita continua. Anche “Alcolista” è un’etichetta che non ha più senso perché chi entra a far parte di un club, ha scelto di non consumare più bevande alcoliche. Caso mai “Alcolisti” dovrebbero essere chiamati tutti coloro che consumano bevande alcoliche e non quelli che non ne consumano più. Il termine Territoriali sta ad indicare che i Club dovrebbero essere ben inseriti sul territorio ed essere una risorsa per tutta la comunità.
La metodologia Hudolin
Ed ora vorrei condividere con voi alcune idee molto importanti della metodologia di Vladimir Hudolin, l’ideatore dei Club Alcologici Territoriali. Inizierei con una bella definizione di Hudolin che il sociologo Fabio Folgheraiter dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ha dato nel suo intervento al Congresso Nazionale dei Club Alcologici Territoriali tenutosi l’anno scorso in Puglia: “Hudolin è giustamente conosciuto come un grande maestro del cambiamento delle culture (individuali, familiari, comunitarie) che promuovono l’uso inconsapevole dell’alcol. Questa definizione ha il pregio di cogliere Hudolin in una caratura ampia, quella di pioniere dell’”animazione socioculturale della salute”, più che un semplice terapeuta dei disordini alcolcorrelati”. E cosa significa “Animazione socio culturale della salute”? Significa “aiutare le persone a diventare protagonisti della propria vita, consapevoli delle proprie risorse personali e collettive, oltre che del proprio ruolo all’interno del gruppo e della collettività” (http://www.comunicati-stampa.net/com/cs-5900/).
Quindi Hudolin, per fronteggiare i problemi alcolcorrelati parte dalla persona con il problema, la inserisce nel Club con la sua famiglia e la trasforma in una risorsa per la comunità. Ma come avviene tutto questo? Avviene frequentando il club che aiuta a riflettere, poi a capire ed infine a scegliere i propri comportamenti. Al club si capisce che non si deve aspettare che siano gli altri a “curarci” ma che ognuno di noi deve diventare il protagonista della propria salute, il protagonista della propria vita, che ognuno deve decidere e scegliere cosa è meglio fare per vivere bene. Da problema per la famiglia, per il lavoro, per la comunità, si diventa una risorsa per la famiglia, per tante altre famiglie e per la nostra ed altre comunità. Ecco cosa significa “diventare protagonisti della propria vita”. Ma è inutile il cambiamento di una persona se non c’è anche il cambiamento dell’ambiente in cui questa persona vive. Perciò Hudolin non si accontenta del cambiamento del singolo individuo e della sua famiglia ma cerca anche il cambiamento di tutta la comunità, il cambiamento della cultura generale di una comunità. Per dimostrare come il club cambia effettivamente la comunità, in Trentino è stata fatta un’inchiesta dall’Università Cattolica di Milano, sempre tramite il prof. Fabio Folgheraiter, ed è risultato che il Club crea capitale sociale cioè aumenta il benessere sociale e migliora la qualità della vita della comunità.
Il ruolo dei Club
Quindi i Club non portano solo pace e serenità nelle persone e nelle famiglie con problemi di alcol, ma aumentano la solidarietà, il dialogo, la fratellanza tra tutte le famiglie della comunità, costruendo così benessere sociale e migliorando la qualità della vita di tutti. Il Club è stato definito, dal sociologo Folgheraiter, “una palestra di relazioni umane che restituisce alla comunità cittadini attivi”.
Club San Michele e Club Bollicine Predazzo Per informazioni: 339 6863412 Leggi Tutto
Aggiungi Commento (0)
I giovani parlano ai giovani
Giunto alla sua IV edizione, “Alcooperiamo”, uno dei progetti del Piano Giovani di Zona, si ripropone nel 2011 con novità interessanti che mirano a coinvolgere sempre più attori con l’obiettivo primario di sensibilizzare i giovani della fascia di età 14-15 anni ed il contesto sociale e familiare che li circonda sulla problematica dell’assunzione di sostanze alcoliche nella popolazione giovanile e non solo. Quest’anno, saranno coinvolti oltre ad una parte di ragazzi frequentanti l’Istituto di Istruzione La Rosa Bianca sede di Predazzo, anche una parte di quelli frequentanti l’Istituto Superiore Ladino di Fassa.
Oltre ai ragazzi, il progetto intende coinvolgere persone adulte interessati, motivate e con voglia di mettersi in gioco; anche per loro è previsto un percorso formativo adeguato. Si potrebbe tradurre il progetto in “I giovani che parlano ai giovani”, accompagnati ad un “ascoltatore adulto” (Tutor) che li segue passo per passo nella loro volontà di esprimersi, di coinvolgere ed essere coinvolti. Altra novità del 2011 è il concorso aperto a tutti gli studenti delle scuole medie e superiori di Fiemme e Fassa per il nuovo logo, il cui vincitore è stato ufficializzato durante la giornata di mercoledì 16 marzo a Predazzo, in occasione della giornata di apertura di Alcooperiamo 2011.
ANNA CROCE ci racconta la sua esperienza di studentessa coinvolta nel progetto.
“Il progetto Alcooperiamo, promosso già da alcuni anni nella scuola che frequento, mi ha dato la possibilità di frequentare il “Corso di sensibilizzazione ai problemi alcolcorrelati e complessi”, svoltosi a Trento nella settimana dal 28 febbraio al 4 marzo. In questa settimana ho imparato tante cose, è stata una bella esperienza che mi ha insegnato a guardare i problemi quotidiani in modo diverso. Ho sentito parlare di problemi che mi hanno fatto riflettere. Anche le visite ai club sono state toccanti, mentre ascoltavo le storie dei membri automaticamente provavo ad immedesimarmi in loro e nei familiari che in ogni modo cercavano di trovare la soluzione per far uscire il loro familiare dal problema. Una cosa che mi ha stupita è il clima sereno e accogliente che c’è nei club che, forse troppo spesso, vengono descritti come “ultima spiaggia” per la gente che ha problemi alcolcorrelati. Nei club c’è una bella unione, dalla gente che lo frequenta è descritto come una “seconda famiglia”. Quando si parla di club si pensa che sia un luogo dove si parla solo dei problemi riguardanti l’alcol, invece non è quello l’argomento principale, ognuno dice quello che vuole dire, ciò che prova o che ha provato durante la settimana o anche solo cose quotidiane. Ai club non vanno solo le persone con il problema, ma spesso i familiari prendono l’iniziativa di andarci e non sempre il familiare con il problema accetta questo e quindi non sempre è disposto ad andarci e farsi aiutare. Una delle storie che mi ha colpito è stata quella di un signore, il quale ha un fratello con problemi di alcol, lui pur non avendo il problema ha iniziato a frequentare il club provando a convincere anche il fratello a partecipare. Il fratello purtroppo non ha accettato questa offerta di aiuto e si è rifiutato di andarci negando di avere il problema e tagliando il rapporto con il fratello che lo voleva aiutare. Quest’uomo ha continuato a frequentare il club, perché lì ha trovato degli amici che lo hanno accolto e lui ha piacere di andarci. Questa settimana è stata molto impegnativa, ma ciò che ho portato via da lì è grande. Vedere tanti problemi mi ha fatto capire che nel mio piccolo posso cercare di fare qualcosa di buono, che saper ascoltare è molto importante per aiutare una persona, che condividere i problemi (anche piccoli, ma soprattutto grandi) con gli altri è importante per riuscire a risolverli e se si può a farsi aiutare a risolverli. Mi è rimasta impressa nella mente una frase che è stata detta durante la settimana: “La volontà di risolvere il problema, deve partire da se stessi, ma è molto importante l’aiuto e l’appoggio delle persone importanti per noi, amici e familiari”.
Il nuovo logo
Mercoledì mattina 16 marzo, presso il teatro comunale di Predazzo, sono stai presentati i risultati, ed i vincitori, del concorso di idee indetto per la creazione del nuovo logo del Progetto Alcooperiamo. Ad esso hanno partecipato oltre 150 ragazzi delle scuole di Fiemme e Fassa. Una apposita commissione, presieduta da Mirella Florian, “sorastanta” delle scuole ladine di Fassa, ha selezionato i sei finalisti, puntando soprattutto sull’immediatezza e sulla positività del linguaggio.
Al secondo posto Alice Dondio sempre dell’Istituto “La Rosa Bianca”, seguita da Giovanni Melis delle scuole medie di Campitello, Stella Vanzetta, Chiara Longo e Marta Varesco, tutte de “La Rosa Bianca”. Nel corso della manifestazione, sono stati consegnati i diplomi ai tredici “peer leader” (“educatori alla pari”) che hanno partecipato alla settimana formativa di Trento ed ai 19 che invece hanno seguito una formazione in classe. Erano presenti il sindaco di Predazzo Maria Bosin, il dirigente dell’Istituto “La Rosa Bianca” Lorenzo Biasiori, la stessa Mirella Florian, il dottor Claudio Romanese, medico di base da anni responsabile del servizio di alcoologia delle due valli e Goffredo Zanon, presidente della Cassa Rurale di Fiemme.
Parrocchia SS. Filippo e Giacomo Ecco il Centro di Ascolto
… se desideri parlare con qualcuno… se hai qualche necessità… se vuoi farti aiutare… la Parrocchia di Predazzo mette a tua disposizione il CENTRO DI ASCOLTO, ogni martedì dalle ore 09.00 alle ore 11.00, presso l’ufficio al piano terra della Canonica di Predazzo. Il Centro di Ascolto è una realtà della Parrocchia dove le persone che hanno bisogno possono cercare una risposta ai propri problemi. I volontari sono preparati ad accogliere, ascoltare e sostenere le persone che si avvicinano al Centro. Assieme valutano le situazioni e cercano di costruire un progetto di vita, esaminando le risorse ed i servizi del territorio. Quando è estremamente necessario offrono aiuti concreti. Nei tre anni di attività i volontari hanno ricevuto una sessantina di richieste di aiuto economico, morale, di lavoro, di appartamenti. L’attività del Centro s’impegna anche a sollecitare tutta la comunità per renderla più consapevole e più responsabile nei confronti di chi ha bisogno. Per questo occorre costruire intorno al Centro di Ascolto una rete di solidarietà formata da tutte le risorse del paese: Comune, servizi sociali, servizi sanitari, imprenditori, albergatori e quanti altri possono sostenerci e darci una mano. Chiediamo, quindi, di segnalare alla Segreteria Parrocchiale (*) aperta il lunedì, il mercoledì e il sabato dalle ore 10.00 alle ore 11.30 ed al Centro di Ascolto aperto il martedì dalle ore 09.00 alle ore 11.00, notizie relative a: - appartamenti disponibili da affittare per tutto l’anno, - posti di lavoro di qualsiasi genere (badanti, operai, camerieri…) - situazioni di disagio di vostra conoscenza, - la disponibilità a far parte dei volontari del Centro di Ascolto dopo la frequenza di un breve corso di formazione. Attraverso i Centri di Ascolto la comunità vive concretamente la dimensione della Carità Cristiana, carità non intesa come elemosina ma come accoglienza, ascolto, condivisione, solidarietà.
(*) INDIRIZZO POSTALE: Centro di Ascolto CANONICA 38037 PREDAZZO TELEFONO: 0462 501389
|
-
TELERISCALDAMENTO: INTERVISTA CON IGOR GILMOZZI
non sono pienamente d'accordo sul fatto che l'ampliamento della rete del teleriscaldamento sia una v...
-
IL COMMERCIO E' IN CRISI
E qui non posso che trovarmi d'accordo anche con te Ivana, il lavoro di squadra paga sempre! ognuno ...
-
IL COMMERCIO E' IN CRISI
Sono più che d'accordo sia con Mario che con Annalisa, aggiungo solo che i commercianti stessi dovr...
-
IL COMMERCIO E' IN CRISI
Che dire...non posso che essere d'accordo con tutto quanto è stato scritto, tutto in realtà corris...
-
IL COMMERCIO E' IN CRISI
direi che questo è un argomento "scottante" da qualche anno, principalmente da quando il centro com...
Articoli 



Punto di forza del progetto è la continuazione del progetto con i PEER LEADER, ragazzi dell’Istituto di Istruzione La Rosa Bianca sede di Predazzo, formati lo scorso anno (ragazzi che attualmente frequentano la classe 4° a cui si sono aggiunte per la prima volta le ragazze dell’Istituto Ladino), nonché una prima formazione di nuovi PEER LEADER.
Il primo premio è stato assegnato a Oscar Moser di Castello di Fiemme, studente presso l’Istituto “La Rosa Bianca” di Cavalese. Un logo semplice ma accattivante il suo, di facile comprensione, di efficace utilizzo e molto immediato nel messaggio che ha voluto esprimere.

