Come valorizzare un grande patrimonio
Una premessa è d’obbligo per capire il percorso che si intende fare, per completare e rendere visibile e soprattutto fruibile il Museo da parte di studenti, semplici cittadini, studiosi, collezionisti, turisti e per tutti coloro che sono appassionati delle dolomiti e di geologia.
Il mandato culturale del “Museo di Geologia di Predazzo è quello di divulgare la storia geologica del territorio di Predazzo e Monzoni e più in generale dell’area dolomitica, patrimonio dell’UNESCO, attraverso la valorizzazione delle raccolte scientifiche e l’attivazione e di un metodo museale da diffondere sul territorio, così ricco e vario.
Non ultimo si deve operare a favore della cultura naturalistica, con particolare riguardo agli aspetti di protezione e salvaguardia dell’ambiente montano.
Lo scopo di questo museo è innanzitutto quella di valorizzare il proprio patrimonio paleontologico, mineralogico e petrografico secondo la prospettiva della genesi delle montagne dolomitiche e della storia delle ricerche geologiche e mineralogiche in quest’importante area delle Alpi.
Considerata la ricchezza geologica del territorio, il ruolo del museo è sostenuto dalla sua tradizione storica, compie cento e dieci anni di attività museale ed ha vissuto tutta l’evoluzione del pensiero geologico a livello mondiale. Purtroppo oggi è lontano da una adeguata valorizzazione delle sue risorse. Allo stesso tempo risulta del tutto sottodimensionata la componente divulgativa relativa alla storia della geologia dell’area dolomitica, con particolare riguardo alle Valli di Fiemme e Fassa.
Bisogna quindi valorizzare e promuovere la conoscenza a vari livelli del particolare patrimonio geologico-mineralogico locale.
Potenziare le varie attività che il Museo di Geologia di Predazzo, oltre ai nuclei familiari (residenti e turisti), avrà come particolare pubblico di riferimento il mondo della scuola locale inteso sia come studenti (di tutti i livelli di età) sia come insegnanti.
La mostra intitolata “La spettacolare rinascita di un arcipelago” è stata la prima occasione per far scoprire il museo sia ai predazzani ma soprattutto alle scolaresche. Alcuni insegnanti particolarmente sensibili hanno predisposto ed elaborato un progetto per rendere particolarmente affascinante il mondo delle Dolomiti con l’attenzione rivolta al riconoscimento dell’Unesco quale patrimonio dell’umanità. Punto culminante della mostra è stato l’intervento del geologo don Carlo Gervasi che in una apposita serata ha galvanizzato l’uditorio facendo scoprire che tesoro abbiamo intorno a noi.
La collaborazione con istituti universitari nell’organizzazione di attività didattiche sul territorio, ha avuto il culmine nel mese di settembre, coordinata per mezzo delle Università di Ferrara e Padova e dal Settimo Congresso itinerante attraverso il Patrimonio naturale dell’Umanità. Ideato per permettere agli addetti ai lavori (docenti e ricercatori delle maggiori università europee) di visitare le località più classiche del Triassico delle Dolomiti, questo rappresenta il primo appuntamento scientifico internazionale dopo l’iscrizione delle Dolomiti nella lista dei beni dell’Umanità.
Si coglie l’occasione per riportare una parte significativa del discorso rivolto ai maggiori studiosi europei nel campo del Triassico dal prof. Mietto dell’Università di Padova:
- “Oggi, a più di cento anni dal primo congresso geologico internazionale tenutosi proprio nelle Dolomiti - Predazzo 1903, questo laboratorio sul campo offre la possibilità unica di toccare con mano le eccezionali esposizioni delle rocce dolomitiche e di comprendere dal vivo le strette relazioni tra il paesaggio attuale e le radici geologiche che stanno alla base delle sue origini che fanno di queste montagne un caso unico di studio a livello mondiale per il periodo Triassico e le rendono così importanti per tutta l’umanità”.
Le iniziative del 2010
Il primo intervento della nuova Amministrazione riguardante il museo geologico è stato quello di dare il nome e la visibilità all’esterno del fabbricato che lo ospita. Con la semplice scritta “Museo Geologico delle Dolomiti” e il logo del museo, si sono raddoppiate le presenze e le visite durante il mese di luglio e concludendo la stagione estiva con un incremento notevole quantificato in quasi 8.000 visitatori (escluse le scolaresche). Rispetto allo stesso periodo si è avuto un aumento di 4.000 persone interessate alla visita del museo. Nel bookshop sono state vendute pubblicazioni per complessivi 666 euro, in collaborazione anche con la libreria Discovery di Predazzo.
Il numero dei visitatori delle mostre viene sommato a coloro che visitano anche le esposizioni museali. Tutti i servizi sono erogati in forma gratuita, e la quasi totalità del pubblico ha infatti fruito di entrambi.
Un piccolo tesoro all’interno del museo è rappresentato dalla biblioteca che ammonta a circa 7.200 voci, di cui poco più della metà è costituita da monografie ed estratti e la parte rimanente da raccolte di periodici. I volumi sono stati ripartiti fra la geologia dolomitica, in particolare di Fiemme e Fassa, i lavori necessari per lo studio delle collezioni museali o di supporto alle attività di ricerca del Museo.
Da pochi mesi il nostro Museo ha acquisito una donazione particolarmente significativa, di grande importanza e prestigio relativa agli scritti del prof. Piero Leonardi. Consiste in 240 estratti da riviste scientifiche editi fra il 1929 e 1965 e di una copia della celebre monografia in due volumi: “Le Dolomiti. Geologia dei monti fra l’Isarco e il Piave”.
Importanti gli acquisti di antiquariato tra i quali si evidenzia il reperimento di una copia di una rara pubblicazione di C. Doelter sui Monzoni edita a Vienna nel 1902 e di una del lavoro di Granig e Koritschoner sulla miniera della Bedovina (1913).
Altro punto di forza sia a livello scientifico che divulgativo è dato dall’archivio fotografico, vario e di ottimo livello. Dispone di più di 7.000 immagini. Nel conteggio non sono incluse le visioni multiple di un soggetto. L’incremento annuo è stato di 2.345 fotografie. Tutte le immagini dell’archivio sono disponibili in formato digitale. Fanno la parte del leone le fotografie di campioni di minerali e rocce inventariati nel corso dell’anno e una parte della vasta collezione di molluschi del Triassico medio.
Solo sul nostro territorio, nel corrente anno, sono stati documentati siti minerari locali acquisendo 23 immagini nuove. Tutte le riprese sono state effettuate dal personale dipendente: dott. Elio Dellantonio e arch. Daniele Ferrari, su supporto digitale, con l’attrezzatura fotografica in dotazione al Museo. La documentazione fotografica è a disposizione, previo contatto con il Conservatore, di tutti gli interessati allo studio della geologia o mineralogia.
Collezioni
La siglatura completa è presente su 8.734 fossili (di cui molti campioni multipli, per un totale di 9.195 esemplari), 1.095 minerali e 241 rocce. L’incremento rispetto al 2009 è stato di 47 esemplari di fossili e 17 minerali. Nel corso dell’anno sono stai preparati in laboratorio, siglati e inventariati sia campioni reperiti durante l’anno che raccolti negli anni precedenti. Si è provveduto inoltre a rifinire la preparazione di numerosi campioni già presenti in collezione.
I cataloghi delle collezioni di mineralogia e petrografia sono completi. Nel corso dell’anno si è provveduto ad aggiornarli con l’inserimento delle schede dei campioni inventariati nel 2010 e si è rivista, al fine di uniformarne i dati presenti, una parte della catalogazione effettuata negli anni precedenti.
In collaborazione con la dr.ssa Evelyn Kustatscher del Museo di Scienze Naturali di Bolzano si è revisionata anche la classificazione di gran parte della collezione paleobotanica.
Attività divulgativa e didattica
I laboratori didattici e le attività divulgative sono stati svolti dal Museo Tridentino di Scienze Naturali, diretti ed attuati dalla dott.ssa Elisabetta Demattio, nell’ambito del “Protocollo d’intesa per la realizzazione di attività divulgative e didattiche” presso la sede di Predazzo.
Numerose sono state le attività estive iniziate nel mese di luglio ed in particolare quelle settimanali riservate agli adulti ed ai bambini volte alla scoperta dei meccanismi che hanno portato alla formazione dei massicci montuosi della regione.
Altre e numerose attività sono state proposte: si parte dalla mattinata preistorica, incontro su come vivevano gli antichi cacciatori del mesolitico, all’osservazione delle forme e strutture dei fiori, e relativo spettacolo di animazione teatrale a carattere scientifico per bambini e famiglie. Molto apprezzato il laboratorio che ha per protagonisti sauri, dinosauri e Pachysauri, laboratorio dedicato ad alcuni rettili del passato geologico del territorio.
Nel corso dell’anno il personale dipendente del Museo ha comunque effettuato parecchie visite guidate delle esposizioni, sia programmate (ogni lunedì pomeriggio nell’orario di apertura al pubblico pomeridiano del periodo estivo), sia su richiesta, per gruppi organizzati e scolaresche.
Le miniere
Altro settore di eccellenza per il museo geologico delle Dolomiti e dato dall’attività di ricerca e studio sistematico delle miniere presenti nel territorio di Predazzo che attualmente è stato effettuato solo in minima parte. Il dott. Elio Dellantonio ha pubblicato per la rivista Natura Alpina uno studio su “Le miniere del territorio eruttivo di Predazzo e Monzoni”.
Questo lavoro, come dice l’autore, ha bisogno di un approfondimento e attività di ricerca, data l’importanza e variegata presenza sul territorio dovuto all’intensa attività vulcanica che sconvolse questi luoghi circa 235 milioni di anni fa (Triassico medio). Sulle pendici del Monte Mulat e della vicina Malgola sono state aperte gallerie e scavate trincee sia per la continua ricerca ed esplorazione che per la reale attività estrattiva. Da segnalare a livello scientifico il piccolo giacimento a molibdenite affiorante sopra Predazzo. I lavori in sotterraneo consistono in due gallerie con uno sviluppo poco superiore al centinaio di metri scavate all’inizio degli anni ’40. Ma la regina delle miniere nel territorio di Predazzo è sicuramente la Bedovina. Nel corso dell’anno è stato effettuato lo scavo di una vena mineralizzata a grossi cristalli di pirite individuata nell’anno precedente e di una lente di tormalina nera con geodi tappezzate di cristalli. I campioni di maggior pregio sono stati siglati e inventariati.
Da segnalare, per l’importanza scientifica, il lavoro sulle miniere della Bedovina e della Vecchia Bedovina, proposto dal dott. Elio Dellantonio svolto in collaborazione con il prof. Frizzo e il dr. Peruzzo del Dipartimento di Geologia dell’Università di Padova. Redatto in inglese, è stato pubblicato sul volume 2010 della rivista italo-austriaca Geoalp. Il lavoro ha portato a risultati significativi anche in ambito mineralogico, che quindi sconfinano dall’ambito del lavoro prettamente giacimentologico - metallografico. Si programma di pubblicare tali risultati, evidenziandone gli elementi di novità, in un articolo a carattere divulgativo sulla miniera da redigere in lingua italiana nel corso 2011.
Verso un nuovo museo geologico delle Dolomiti
La Giunta comunale per concludere l’iter espositivo del museo ha incaricato il dott. Riccardo Tomasoni di predisporre un documento preliminare di indirizzo e valutazione per la riconfigurazione e riqualificazione funzionale del Museo geologico delle Dolomiti di Predazzo nel contesto Dolomiti patrimonio naturale dell’umanità UNESCO.
Lo scopo è di individuare le aree tematiche e la predisposizione funzionale degli spazi espositivi con stima dei costi per l’allestimento delle nuove sale espositive permanenti. Collabora il dott. Leo Unterholzner già direttore del Museo di Scienze Naturali di Bolzano.
L’amministrazione comunale di Predazzo sente pressante la necessità di ripensare e riconfigurare la funzione della struttura museale quale luogo del sapere condiviso aperto alle continue sollecitazioni esterne, in grado a sua volta di stimolare e invogliare la crescita culturale della comunità e nel contempo di salvaguardare e valorizzare le proprie radici.
La recente proclamazione delle Dolomiti quale patrimonio naturale dell’umanità sotto la tutela dell’UNESCO (26 giugno 2009) rappresenta un’opportunità unica per il rilancio e la ridefinizione del ruolo del Museo di Predazzo. Il Museo geologico delle Dolomiti possiede tutte le caratteristiche per candidarsi quale riferimento per lo studio, l’interpretazione, la divulgazione e la valorizzazione del Bene Dolomiti UNESCO; per Predazzo ciò non rappresenterebbe un elemento di novità, ma un ritorno alle origini rivisto in chiave moderna e internazionale.
La Fondazione Dolomiti UNESCO e gli enti preposti alla gestione del bene Dolomiti hanno tutto l’interesse di poter disporre di un centro di eccellenza attorno al quale imperniare, organizzare e sviluppare la rete delle strutture territoriali che gravitano nella zona dolomitica, potendone in tal modo garantire e valorizzare le singole specificità. Può rappresentare un importante supporto strategico nell’ottica della gestione del bene UNESCO, perché la struttura museale è dotata di moderni laboratori di preparazione e analisi, di adeguate aule didattiche, di sale studio/lavoro e di idonei uffici e spazi per il personale fisso e stagionale e per i ricercatori ospiti.
Il museo si presenta pertanto perfettamente attrezzato e adeguato dal punto di vista logistico e funzionale per assolvere alla funzione sopra descritta.
La mancanza della parte relativa alla mostra permanente, se fino ad oggi ha rappresentato un notevole limite della struttura, proiettata invece nell’ottica del contesto Dolomiti patrimonio naturale dell’Umanità UNESCO, può rappresentare un elemento a favore, in quanto sarà possibile incentrare la nuova esposizione permanente attorno al bene Dolomiti UNESCO, senza i vincoli o limitazioni di struttura e di concetto che un allestimento preesistente avrebbe potuto costituire.

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