Introduzione di Andrea Ciresa
Il progetto Treno della Memoria nasce nel 2005 dalla forte convinzione di “Terra del Fuoco” (associazione torinese con una sede territoriale anche a Trento) che la costruzione della cittadinanza attiva e consapevole passi dalla storia, dalla memoria e dalla testimonianza.
I giovani di Terra del Fuoco sono infatti convinti che Auschwitz e Birkenau siano il “buco nero” della storia del ‘900, ma pensano anche che l’Europa e la storia siano rinate dall’apertura dei cancelli dei campi di concentramento.
Da qui è nato un progetto che unisce la visita al campo di Auschwitz-Birkenau, in Polonia, e il faticoso viaggio in treno lungo gli stessi binari dei treni della deportazione con un percorso educativo lungo quanto l’anno scolastico, proposto e realizzato da giovani che parlano ai giovani.
Ad oggi, più di 10.000 ragazzi hanno partecipato al Treno della Memoria e, nell’edizione 2011, anche 20 ragazzi della Val di Fiemme hanno potuto essere protagonisti di questa esperienza.
Il percorso educativo si compone di tre fasi: gli incontri preparatori, il viaggio a Cracovia e gli incontri primaverili.
Gli incontri preparatori: settembre-dicembre 2010
La prima parte dell’anno è stata dedicata alla preparazione della visita ad Auschwitz-Birkenau e alla conoscenza del gruppo, del progetto e degli educatori.
I primi incontri avevano come obiettivo la contestualizzazione del fenomeno della deportazione, inserendolo nel contesto della Seconda Guerra Mondiale e nel contesto valligiano. Gli incontri per la Val di Fiemme sono stati coordinati dagli educatori Andrea Ciresa e Orietta Gabrielli.
Il viaggio a Cracovia: gennaio 2011
La fase principale del progetto è stata sicuramente il viaggio a Cracovia (dal 27 gennaio al 2 febbraio scorsi) con la visita al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau dove i partecipanti hanno avuto la possibilità di vivere la memoria nei luoghi della tragedia.
I ragazzi sono stati invitati, attraverso una finzione discreta ma intensa, ad immedesimarsi in un detenuto, partendo dal suo volto, e dai pochi dati reperibili sulle istantanee dei deportati in mostra negli immensi blocchi 6 e 7, da cui è cominciata la visita.
Questa modalità di identificazione/auto-coscienza ha suscitato grande interesse nel Museo Internazionale della Shoah di Auschwitz-Birkenau che gestisce il campo e l’archivio di documentazione annesso. Questo perché la tragedia dell’Olocausto non è stata tale solo per l’immensa portata dei numeri dello sterminio, ma anche per la drammaticità di ogni storia individuale, che merita di essere valorizzata.
Nella giornata successiva, i partecipanti hanno avuto la possibilità di condividere l’esperienza vissuta, dapprima in un momento di riflessione fra gruppi, poi in un incontro assembleare fra tutti i 500 ragazzi, dove si è dibattuto anche sui temi attuali e sulle situazioni di oggi.
Gli incontri dell’impegno: febbraio-maggio 2011
Il percorso primaverile del Treno della Memoria è iniziato nel momento in cui, grazie all’assemblea plenaria e alle attività a Cracovia, si rende concreto il passaggio all’impegno.
Nei quattro incontri successivi al viaggio a Cracovia, i ragazzi affronteranno due grandi temi: da un lato, con il passaggio da Auschwitz ad oggi, si troveranno a riflettere sulle vittime di oggi, sull’illegalità e sulla negazione di alcuni diritti fondamentali su cui la criminalità organizzata fonda le proprie radici e, dall’altro, ragioneranno sul valore della resistenza durante la guerra, coniugandoli con un nuovo modo per essere parte della società civile di oggi.
Ogni anno il Treno della Memoria chiude il lungo viaggio della “comunità viaggiante” il 25 aprile, coscienti dell’importanza che questa data ha per noi e per il Paese.
Le testimonianze di alcuni partecipanti di Predazzo
Martina Bosin
Il Treno della Memoria, quattro parole che hanno un significato profondo, quello di non dimenticare. Questo è un percorso carico di emozioni importanti e contrastanti fra loro: felicità, gioia, tristezza, rabbia.
Il viaggio in treno dura quasi 24 ore, ma non ci si stufa mai, tra i vagoni nascono delle amicizie e con solo pochi strumenti musicali si trova un punto d’incontro e d’unità tra i viaggianti, tutti li con un motivo comune: ricordare.
Sono passati quasi 70 anni dalla fine di questa strage, e l’orrore è ancora percepibile, quando si pensa e si prova ad immaginare i fatti accaduti sembrano cose inverosimili, surreali, invece non è fantascienza, non è invenzione, purtroppo
Passare sotto il cancello “Arbeit Macht Frei” di Auschwitz ti fa sentire insignificante, impotente, incapace di provare alcun’emozione, svuotato.
Entrare nelle baracche e vedere i loro bagagli nominati con la speranza di andare veramente in un luogo migliore, le scarpe i vestiti dei bambini fa piangere il cuore, fa tremare le mani; ma solo quando si arriva a Birkenau si capisce quanto i nazisti erano terrificamente “geniali”, tutto era organizzato in modo impeccabile, infallibile. Questo campo sembra infinito ma qui ogni persona era divisa dalla propria famiglia, era costretta a vivere in una determinata baracca e a fare una determinata cosa ogni giorno, ormai non aveva più una via d’uscita, per questo noi qui non abbiamo provato tristezza ma rabbia, perché anche noi ci siamo veramente resi conto della brutalità di questi luoghi di morte.
Ad Auschwitz, le pareti della sesta e della settima baracca erano ricoperte da foto di visi con gli occhi spenti, ma non rassegnati, e ci è stato chiesto, solo per chi se la fosse sentita, di ricordare uno di questi volti semplicemente leggendo il suo nome alla commemorazione che avremmo svolto al monumento in ricordo della Shoah di Birkenau. “Vlach Irina, io ti ricordo”.
Camilla Turrini
Auschwitz, prima tappa: ARBEIT MACHT FREI, che gran presa in giro! Piano piano entro nel campo, due file di caseggiati rossi costeggiano la strada. Impossibile descrivere tutto ciò che ho visto, non avrei abbastanza tempo in una vita intera. Solo una cosa posso dire... ho provato un’immensa vergogna!
Vergogna di avere il coraggio di attraversare quel luogo come se fosse un museo, quel luogo dove sono morte 1.300.000 persone. Sembra un numero ma in realtà sono 1.300.000 vite andate perdute con uno sparo, 1.300.000 famiglie distrutte in un solo secondo. Un immenso silenzio ci circondava, le parole non sarebbe servite a niente, il dolore parlava da solo e le lacrime salivano.
Entrata nella stanza con tonnellate di capelli di donne che servivano per costruire vari materiali, il mio cuore sussulta, il respiro si ferma e le lacrime iniziano a scendere ininterrottamente. So che da quel momento in poi la mia vita non sarà più la stessa..
Avrei voluto fermarmi perché il dolore e la vergogna m’invadevano, ma ho continuato a esplorare lo schifo e l’ingiustizia che mi circondavano. Vuoto. Silenzio. Vergogna. Queste le tre parole esatte per dipingere la visita a Auschwitz.
Nonostante ciò tornerei immediatamente in Polonia per rivivere il campo e capire sempre di più di quello che è successo. Già, non bisogna rimanere attaccati al passato, ma questa è la nostra storia, la storia dell’umanità. Tutto in me è cambiato da questa esperienza, soprattutto il modo di vedere il mondo e il mio modo di relazionarmi con la gente attorno a me. Tutti facciamo parte dell’universo e tutti dobbiamo impegnarci perché tutto ciò non accada più. Volevo finire questi pensieri con la frase chiave del Treno della memoria: Difendiamo i nostri sogni, realizzandoli.
Gaia Panozzo
Amicizie, paure, aspettative, gioie, pensieri, riflessioni, gruppo, viaggio, testimonianza. Questo è il treno della memoria, un’esperienza unica che ogni singolo giovane dovrebbe vivere, io sono una di questi.
Molto forte è stata la visita ai campi di concentramento, la mattina ad Auschwitz ed il pomeriggio a Birkenau. Quel giorno credo lo ricorderò per tutta la vita, le cose che ho visto, che ho letto, che mi sono state spiegate, che ormai fanno parte della mia memoria.
È stato emozionante e molto forte il momento dove tutti noi ragazzi (600 circa) ci siamo riuniti a Birkenau per ricordare, anche se pronunciando un solo nome, tutte le vittime dell’olocausto; un gesto simbolico ma che è servito a non farci dimenticare ciò che è stata la nostra storia, il passato e quello che non dovrà mai più ripetersi.
È proprio questo lo scopo del treno, il RICORDO, la TESTIMONIANZA.
Alcune cose non serve solo leggerle, oppure cercare di capirle guardando un film o una trasmissione alla tv, bisogna vederle, “toccarle”, rendersi conto che quello che sembra impossibile, contro la natura umana, inaccettabile è successo e, se si riflette bene, nemmeno molto tempo fa.
Quest’esperienza mi è servita per pensare e ragionare di più su quello che è stato l olocausto, i campi di concentramento, il razzismo…
Inoltre il momento di confronto con altri miei coetanei credo sia stato molto bello, utile e interessante.
La paura era quella di non riuscire a capire fino in fondo il significato di questo viaggio oppure di fermarmi all’ apparenza, a ciò che già conoscevo.
Alla fine l’ho vissuta come un’esperienza di crescita personale, di arricchimento e la consiglio vivamente a ogni ragazzo/a che ne abbia la possibità.

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