di Giuseppe Bosin (Susana)
Siamo nel secondo dopoguerra ed un piccolo gruppo di amanti del canto della montagna, alcuni tornati dalla guerra e dalla prigionia, costituiscono un coro, dandogli il nome di una località di Predazzo, le “Coronelle”. Sulla camicia a quadri, viene sistemato uno scudetto con la scritta “Coro Coronelle Predazzo”.
I fondatori
Lo formavano una quindicina di elementi, dotati veramente di buone voci e che vale la pena di ricordare:
Ottavio Brigadoi “Martecia” (classe 1920, il maestro, soprannominato “Tato”), Giuseppe Gabrielli “Fosine” (classe 1905), Matteo Vanzo (classe 1919), Pietro Vanzo (classe 1922), Giuseppe Vanzo “Nona” (classe 1922), Mario Dellasega “Pinzan” (classe 1924), Mario Boninsegna “Bastianela” (classe 1925), Livio Trotter (classe 1925), Michele Bonora “Bastian” (classe 1924), Angelo Dellasega “Pinzanòl” (classe 1923), Francesco Dellantonio “Picioci” (classe 1930), Carlo Dellantonio “Picioci” (classe 1930), Giuliano Rigoni (classe 1929), Giovanni Felicetti “Marson” (classe 1923) e Rino Mattei “Bronzolo” (classe 1922, orginario di Bronzolo, sposato a Predazzo con Annetta, figlia del Tino Giuditta).
Ad essi successivamente si aggregarono altri buoni elementi: Gino Brigadoi “Ginara”, Giovanni Croce “Mazzolina”, Pio Guadagnini “Bulo”, Bepi Brigadoi “Checata”, Guido Piazzi “Dora”, Marco Brigadoi “Pinter” ed altri ancora.
Il Presidente
Residente a Predazzo c’era un signore, nativo di Bolzano, Karl Gruber, molto appassionato del canto. Fu nominato Presidente, mentre la carica di vicepresidente fu affidata all’oste Alfonso Facchini, altro grande appassionato. Venne approvato uno Statuto e Ottavio Brigadoi, maestro del coro, venne nominato anche cassiere. A dire il vero aveva ben poco da fare, visto che le entrate erano rappresentate per lo più dalle offerte di qualche privato e da quello che dava la neonata “Pro Loco”. In pratica, il coro doveva autofinanziarsi.
Le prove, per imparare le canzoni, si tenevano nei bar o in un locale di qualche albergo, come l’hotel Ancora di Craffonara, il Giardino, il bar dell’Alfonso, la Birreria, molte volte nella veranda del vecchio “Nave d’Oro” e in qualche caso anche a Bellamonte. Si cambiava posto e così si accontentavano un po’ tutti e qualche bottiglione di vino non mancava mai.
Il maestro Ottavio “Martecia” era capace e aveva molta pazienza. Ad insegnare le canzoni, spesso si presentava il maestro Filippo Morandini (Castello) per cui si poteva contare su buoni insegnamenti, mentre più tardi il coro potè contare anche sulla collaborazione del maestro Nicolino Gabrielli (Everardo).
Le prove o diciamo esibizioni si facevano sempre la domenica o i giorni di festa ed erano molto seguite dalla popolazione. All’epoca c’era ben poco, la televisione non esisteva ed erano ben pochi coloro che possedevano la radio.
La vittoria di Merano
Nel 1947 si tenta l’avventura di partecipare al “Concorso corale regionale E.N.A.L.” a Merano.
Bisogna fare prove durante la settimana e diventa un certo problema. Però l’amore per il canto e lo spirito di società ci fanno fare volentieri anche grandi sacrifici.
I Vanzo scendevano dalla miniera della Bedovina a prove per poi ritornare a notte fonda, sempre a piedi. E allora, più che una strada c’era un sentiero.
El Bastian e el Pinzanol scendevano dalla diga di Fortebuso in bicicletta. El Carlone lavorava a Paneveggio come boscaiolo e scendeva a prove con una bicicletta da donna piuttosto “scassata”.
El Bepi dalle Fosine lavorava come boscaiolo nella zona di Valmaggiore, da dove scendeva per poi ritornarvi dopo le prove sempre a piedi. Erano dei sacrifici non indifferenti.
Verso i primi di giugno, si parte per Merano con un gran seguito di paesani appassionati, con ben due corriere del “Longo” e il camion del “Trinel”, con le solite panche.
Il Coro Coronelle vinse il primo premio e fu una soddisfazione enorme perché veniva ad appagare tanti sacrifici.
Il presidente Gruber ed il vice Facchini non stavano più nella pelle ed offrirono al coro una cena con abbondante… liquido.
Il Coronelle partecipò al concorso di Merano anche nel 1948 e nel 1950, facendo sempre bella figura ed ottenendo due “Menzioni speciali”.
Nel 1949, una bella domenica di agosto, su invito del famoso Alfredo Paluselli, tutto il coro si portò alla sua “Baita Segantini” a Passo Rolle, dove lo stesso Paluselli intitolò la serata a Re Laurino. Per il trasporto fino a Rolle furono utilizzate una macchina del presidente Gruber, una del Giovanni “Titata” e una del Valentini “Medoro”, gestore allora del bar Teatro.
Ad ascoltarci, oltre ad una bella compagnia di Predazzo, molti finanzieri della caserma di Rolle e moltissimi turisti, tutti entusiasti.
Alfredo ci offrì la cena e per tutta la serata il bere gratis. Una pacchia. Una serata indimenticabile, con una lune piena che sembrava essere di giorno.
Per ben due anni si fece una gita alla Birreria Pedavena nel Feltrino. Il trasporto, la prima volta, avvenne con la corriera della ditta “Longo”, la seconda volta sempre con il “Longo” e in più con un camion del Bosin “Trinel”.
Ci seguirono molti appassionati del paese e famigliari. C’è da dire che, nelle vicinanze di Pedavena, già tutto organizzato, facemmo per tutti ben due polente, accompagnate da formaggio, lucaniche e bevande. A quei tempi era una cosa normale.
Tanto all’andata che al ritorno, abbiamo cantato a San Martino di Castrozza in Primiero, a Fonzaso e a Pedavena, sempre con molto pubblico entusiasta ad ascoltarci. Bisogna considerare che all’epoca i cori di montagna erano una rarità. In tutto il Trentino saremmo stati una dozzina o giù di lì.
In onore di Alcide
Nel 1948, in occasione della visita a Predazzo del Presidente Alcide Degasperi, con sangue predazzano, visto che sua madre era una Morandini (Sanata), per il coro Coronelle fu una grande occasione di esibirsi di fronte ad una grande platea, in piazza S.S. Apostoli Filippo e Giacomo.
Da notarsi che, per questa grande occasione, ci fu la Rai di Bolzano, che fece delle registrazioni non solo per Degasperi ma anche per il coro.
Come repertorio, ci si basava molto sulle canzoni della Sat o della Sosat. Come canzoni locali, il nostro cavallo di battaglia era “Oi Rosetta”, “E la mia mamma la e vecchierella”, “Dormi mia bella dormi” e anche la valdostana “Montagne mie vallate”.
E così, il coro Coronelle, tra alti e bassi, arriva al 1953, anno fatale per la società. Diversi coristi vanno a lavorare lontano, fuori paese, altri si sposano e poi ci sono impegni di vario genere. Così finisce al naturale una bella società di appassionati che per diversi anni ha dato un certo prestigio canoro a Predazzo e non solo.
Negli anni a seguire, un gruppetto di ex si trovavano spesso la domenica sempre al bar e cantavano sempre le canzoni di allora. E si sentiva che le eseguivano bene, con sentimento e con nostalgia.
Passione da ricordare
Nel 1954 nasce un altro coro, sulle orme del Coronelle, l’attuale “Negritella” e qualche buon elemento entra a far parte del nuovo gruppo canoro. In questo periodo, c’era anche un altro coro locale di una buona levatura, il “Quintetto Cimon”.
Ora devo fare un ringraziamento ai due “superstiti” della foto, Mario Boninsegna “Bastianela” e Carlo Dellantonio “Picioci”, il “Carlone” per le foto e i loro ricordi e i sacrifici di allora. Con queste poche righe, si vuole ricordare un gruppo di amici che hanno tenuto alta la passione di Predazzo per il bel canto.

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