Leggo con interesse l’articolo a pag. 9 del periodico “Predazzo Notizie” dello scorso dicembre, dove gli assessori Bosin e Maffei, con competenze amministrative rispettivamente nel settore dell’ambiente ed in quello della sanità, trattano la tematica della combustione di legna e derivati nelle comuni stufe domestiche, lanciando un appello alla popolazione affinché eviti comportamenti potenzialmente pericolosi per l’ambiente e la salute pubblica. L’argomento è di sicuro interesse e merita degli approfondimenti.
Premesso che condivido appieno l’appello ad una corretta e continua manutenzione degli impianti, così come quello riguardante il divieto di bruciare materiali diversi dal legno vergine, vorrei soffermarmi un poco sugli aspetti riguardanti la combustione della comune “legna da ardere” e dei prodotti da essa derivati (cippato, pellets, bricchetti ecc..) che per le loro caratteristiche di facile trasportabilità ed immagazzinabilità, alto rendimento e bassa umidità residua, si stanno rapidamente diffondendo come valida alternativa (sia ambientale che economica) alla combustione di petroderivati.
Nell’articolo si afferma che in Provincia di Trento il 53% delle emissioni annue di PM-10 (le c.d. “polveri sottili”) deriverebbe dalla combustione di legna in impianti civili. Il dato non è corretto e potrebbe creare qualche “distorsione” nella sua interpretazione; esso è infatti riferito alla combustione in impianti civili in generale e comprende tra i combustibili, oltre alla legna, anche altri combustibili solidi e liquidi (gasolio, olio combustibile, carbone ecc..), nel mentre i combustibili gassosi (metano, GPL ecc.) contribuiscono poco all’emissione di questo particolare tipo di inquinante (polveri sottili) nell’atmosfera. Non dimentichiamoci infatti che le polveri sottili sono “un” aspetto dell’inquinamento, e non l’unico; infatti, gli inquinanti principali, oltre alle polveri, sono il benzene, gli ossidi di azoto, il biossido di zolfo, gli idrocarburi policiclici aromatici, i metalli pesanti (piombo, nichel, cadmio ecc..) oltre al famigerato monossido di carbonio, che essendo totalmente incolore, insapore ed inodore, è perciò ancora più subdolamente pericoloso. In tutti questi casi la bilancia dell’inquinamento “pende” decisamente dalla parte degli idrocarburi, rispetto ai materiali ligneo-cellulosici. È bene inoltre ricordare che la combustione di biomassa legnosa è neutrale rispetto alla quantità di gas serra, in quanto l’anidride carbonica emessa nel processo di combustione corrisponde a quella assorbita durante la vita biologica della pianta mediante il processo di fotosintesi. Tralascio in questa sede considerazioni di natura geopolitica relative al mercato internazionale del petrolio e del gas, confrontate con la significativa disponibilità di biomassa legnosa proveniente dalle nostre splendide foreste, anche se mi piacerebbe approfondire la questione in un successivo articolo.
Per approfondimenti è possibile consultare il “Piano Provinciale di Tutela della Qualità dell’Aria”, edito dall’Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente in collaborazione con l’Università degli Studi di Trento, consultabile anche in rete all’indirizzo http://www.appa.provincia.tn.it.
È pur vero che la combustione di legna costituisce una sorgente significativa e non trascurabile di emissione di polveri sottili, ma è anche vero che, grazie ad opportuni accorgimenti quali la combustione di legno a basso contenuto di umidità (è auspicabile un processo di essiccazione di durata almeno annuale) ed alla diffusione di tecnologie impiantistiche innovative volte all’ottimizzazione del processo di combustione (cito la sonda lambda, già diffusa negli autoveicoli, che serve a mantenere il rapporto di miscelazione aria/combustibile ottimale, il controllo elettronico della temperatura e dei fumi, la ventilazione forzata e l’apporto di aria secondaria, la geometria della camera di combustione ecc.; tecnologie già disponibili nelle moderne caldaie ed in parte nelle stufe più evolute), le emissioni possono essere notevolmente ridotte.
Diverso è il discorso relativo ai dispositivi di post-trattamento; in questo caso, non potendo utilizzare per ragioni principalmente economiche gli apparati diffusi negli impianti di grandi dimensioni, quali i multicicloni ed i filtri a manica, è possibile però applicare quasi ovunque dei depolveratori elettrostatici (i cosiddetti elettrofiltri), rispetto ai quali la Provincia Autonoma già da un paio d’anni provvede ad erogare, ai soggetti che ne facciano richiesta, specifici contributi (nel bando 2010 fino al 100% sull’acquisto e al 70% sull’installazione).
Andrea Giacomelli

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Ultimo aggiornamento (Lunedì 22 Agosto 2011 07:58)
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