Dai corsi qualcosa di speciale
Ormai da qualche anno ho la fortuna di poter disporre, finalmente, del mio tempo libero, ma per le più svariate ragioni ho “scoperto” la nostra amata UTETD solamente l’anno scorso. Nel 2008, grazie alla nostra referente Cecilia Pedrotti che mi aveva segnalato questa possibilità, ho avuto l’occasione di ascoltare ed apprezzare molto l’interessante conferenza tenuta da don Marcello Farina, ed è bastato questo a darmi la “spinta” per iscrivermi ai corsi.
Insomma, mi si sono aperti nuovi orizzonti, e dico sempre che mi spiace di avere scoperto tardi i nostri corsi, che hanno l’unico difetto che iniziano un po’ tardi e finiscono troppo presto!
Il programma ci offre praticamente ogni giorno qualcosa di interessante, e le materie sono parecchie.
Per quanto riguarda l’esercizio fisico ci sono ben tre possibilità di scelta, che comprendono perfino la ginnastica in acqua.
In questi due anni io ho frequentato le lezioni di ginnastica dolce e a volte un supplente sostituisce l’insegnante titolare: ebbene, competenza e la creatività di tutti mi sempre piacevolmente sorpresa. Raramente gli esercizi vengono ripetuti!
Che dire poi dei corsi culturali? Anche in questo caso ho avuto solo liete sorprese: non soltanto gli argomenti sono interessanti, ma gli insegnanti sanno catturare l’attenzione, e non solo per via della loro preparazione. Sanno presentare la loro esposizione con spirito oltre che entusiasmo e una dialettica ammirevole.
Indimenticabili, per me, le lezioni di storia, quelle di arte, quelle di medicina alternativa. Ma ricordo con molto piacere anche tutte le altre: quelle dell’anno scorso di musica, quelle di medicina classica, le lezioni sull’ambiente, e le varie conferenze estemporanee.
Ricordo il mio stupore e la mia ammirazione all’inizio, poiché mi ha colpita l’ottima organizzazione che consente di presentare, a corredo della lezione, immagini e addirittura suoni. Si pensa di chiudersi per due ore in un’aula, si arriva… e si scopre che si sentono magari i suoni degli animali del bosco!
Bellissimo poter ascoltare e imparare nozioni nuove, oppure rinfrescare cose già apprese in passato, senza l’assillo di compiti o interrogazioni o, peggio, esami! Una fortuna da gustare davvero, che suscita in me tanta gratitudine per tutte le persone che rendono possibile la realizzazione dei corsi.
Ho avuto anche l’occasione di partecipare ad alcune gite: ricordo in particolare quella dello scorso anno a Schwaz, con il professore di storia, e quella recentissima a Trento, mia città natale. Per merito della sede UTETD di Predazzo finalmente ho visitato il museo diocesano, cosa che avevo da parecchio in mente di fare, ma sempre rimandato, ed ho fatto bene, perché la visita guidata, per merito della prof.ssa Cinelli, è stata molto piacevole oltre che estremamente interessante.
Una sede molto attiva
In questi due anni ho avuto, tra l’altro, l’impressione che la sede di Predazzo sia particolarmente attiva, dato che spesso vengono proposte iniziative estemporanee a coronamento dell’attività didattica, come la bella visita a Castel Thun l’anno scorso, corredata da una sosta a Palazzo Trentini, concerti e visite a musei, appunto, come quella, recente e addirittura duplice, al museo geologico di Predazzo.
Ho avuto una conferma di questo aspetto da una cara amica a Genova, ex insegnante di lettere al liceo classico, che è rimasta sorpresa, durante una conversazione in cui abbiamo confrontato le attività a Genova e Predazzo, per tutto quello la nostra sede riesce ad offrire nell’ambito dell’Università. Mi ha detto che le proposte di Genova sono quanto mai deludenti, che non c’è confronto con le nostre ed ha aggiunto che francamente che mi invidia.
Certo, in una città le possibilità sono molteplici, i libretti dei programmi dei corsi corposi, ma a volte manca forse l’entusiasmo che qui emerge anche dal numero di persone che si sono accollate i vari incarichi di collaborazione con gli insegnanti e di supporto ai corsi.
Insomma, io non posso che parlare in termini entusiastici di questa mia nuova esperienza.
Il mio legame con Predazzo è di vecchia data: la mia nonna paterna aveva un’amica qui in paese, Maria, e quando la nominava, diceva sempre “eren pù che sorele” - tant’è che i figli e i nipoti della signora “pardaciana”, se presentano noi, figli e nipoti della nonna Alice di Trento, ci presentano come “cugini”.
Ho sempre sognato di abbandonare la vita di città e sono felice di poter affermare che qui a Predazzo ho trovato non solo la tranquillità che cercavo, ma anche tante interessanti occasioni culturali.
Bello, tra l’altro, vedere che si può circolare in bicicletta senza rischiare la vita, meraviglioso vedere le biciclettine appoggiate, in fila, lungo il muro dell’asilo infantile – senza catene o chiusure particolari per evitare furti!
Bello il gorgheggio degli uccellini non solo all’aperto, ma anche nelle aule didattiche… ma mi ripeto…
È proprio il caso di dire small is beautiful… insomma, tutta un’altra cosa!
Perché “Terza età”?
Per finire un suggerimento: forse sarebbe opportuno far sparire il riferimento all’età nel nome dell’Università (a questo proposito mi ha fatto piacere che tempo fa sia venuto un incaricato da Trento proprio per sondare la nostra impressione al riguardo). Il termine “terza età” personalmente non mi aggrada, anche perché per me ha un sapore “sociologico”. Forse si potrebbe inserire al suo posto il bel termine latino “seniores”, se proprio vogliamo fare riferimento all’età, anche se, francamente, vedo tanta energia, tanta voglia di fare e tanto interesse tra i partecipanti che mi sembra sia fuori luogo.
Gabriella Lanzinger

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