Correva l'anno 1815 quando in seguito al Congresso di Vienna il Trentino venne ceduto dalla Baviera all'Austria che lo riprese in suo possesso per oltre un secolo, fino al novembre 1918.
Il 19 marzo 1848, festa di San Giuseppe, a Trento successe un "Quarantotto", cioè una piccola rivoluzione da parte dei cittadini che giravano per le strade con le bandiere tricolori e quelle bianco-gialle dello Stato della Chiesa, al grido di "Viva la Costituzione, viva Pio IX" (che l'aveva già concessa il 14 marzo).
Verso sera una massa di gente si accalcava sotto il municipio di Trento chiedendo a gran voce la separazione del Trentino dal Tirolo tedesco e la sua unione al Regno Lombardo-Veneto. Il Consiglio Municipale inviò a Vienna una petizione mentre il giorno dopo (20 marzo) il Magistrato civico di Trento mandò una lettera al Municipio di Verona riguardante l'annessione del Trentino al Lombardo-Veneto. Il Podestà di Verona in data 22 marzo rispose al Magistrato di Trento sperando che l'unione possa realizzarsi al più presto. Non se ne fece nulla!
Quando il giovane imperatore Francesco Giuseppe I d'Asburgo (n. 1830) salì al trono nel 1848 i trentini cominciarono a vedere i primi segnali positivi della politica governativa diretta personalmente da Sua Maestà Apostolica (siamo nel 1855-1860). Infatti cessò l'assolutismo dell'Imperatore; le giunte provinciali e comunali ebbero più autonomia, e il Trentino, che contava 317.410 abitanti, fu diviso in sei capitanati distrettuali, far i quali quello di Cavalese.
A Predazzo quasi tutta la popolazione era favorevole a "Cecco Beppe", per ragioni economiche, ma soprattutto perché in tutto l'Impero Austro-ungarico si lasciava libertà di lingua e di costumi. Infatti in ogni provincia l'insegnamento scolastico non era in tedesco ma nella lingua materna locale e i libri di testo erano stampati nelle sette lingue parlate. Nel Trentino meridionale (Val del Chiese, Val di Ledro, Riva e Rovereto con la Val Lagarina, bassa Valsugana) invece la gente era prevalentemente irredentista.
La famiglia del Kaiser fu colpita nel XIX secolo da tre tragici lutti: il fratello Massimiliano (n. 1832), che nel 1863 fu nominato imperatore del Messico con l'appoggio delle truppe francesi di Napoleone III, venne fucilato a Queretaro nel 1867 dall'esercito repubblicano messicano. Grande scandalo suscitò il suicidio del principe ereditario (unico figlio maschio) Rodolfo, nella villa reale di Mayerling presso Vienna il 30 gennaio 1889 con la baronessina Maria Vetsera di 17 anni.
Il Kaiser si era sposato nel 1854 con Elisabetta di Wittelsbach (nata nel 1837), detta "Sissi", che divenne imperatrice e accesa sostenitrice della separazione dell'Ungheria. Durante uno dei suoi tanti viaggi venne pugnalata a Ginevra il 10 settembre 1898 dall'anarchico italiano Luccheni.
Il 28 giugno 1914 a Sarajevo, capoluogo della Bosnia che dal 1908 era diventata una provincia dell'Impero Austroungarico, una decina di giovani nascostamente armati di pistole e bombe a mano erano dislocati separatamente agli incroci del centro cittadino in attesa del passaggio in macchina di un importante personaggio. Si trattava dell'arciduca Francesco Ferdinando (n. 1863), erede al trono, nipote del Kaiser, in visita a Sarajevo con la moglie Sofia, duchessa di Hohenberg. Quando la vettura passò adagio tra la folla plaudente il giovane serbo Gavrilo Princip (n. 1894) estrasse la pistola e sparò uccidendo la coppia reale. La polizia arrestò immediatamente l'assassino; vennero presi anche tutti i suoi complici e processati per direttissima. Si ebbero cinque condanne a morte e altri ergastoli e pene varie per i minorenni, compreso l'assassino, che morì in carcere a Theresienstadt in Boemia nel 1918.
Seguono le varie dichiarazioni di guerra tra uno stato e l'altro. Il 28 luglio 1914 l'Austria dichiara guerra alla Serbia e il 5 agosto alla Russia, che il 16 agosto invade la Galizia austriaca.
Cosa succedeva a Predazzo?
Il 1° agosto 1914 ci fu la mobilitazione generale con 124 carte di richiamo (mio padre Everardo Gabrielli vide dalla finestra il postino che gliela portava). L'ordine era di presentarsi entro 24 ore alla locale gendarmeria per avere la mondura (divisa) ed il fucile. Da notare che i militari di leva, in tempo di pace, dovevano fare tre anni di servizio consecutivi, e poi per altri tre anni nel mese di agosto erano costretti a fare le manovre.
La mobilitazione generale richiamò alle armi 23 classi di età, dai 20 ai 42 anni (nati dal 1872 al 1894). Predazzo aveva allora tre caserme in attività: quella in piazza (ora municipio), Miramonti (ora casa Panet in via Trento) e la casa ora Delladio (via Garibaldi) con l'appoggio dell'odierno Albergo Rosa. Inoltre c'erano alcuni magazzini militari in paese, mentre le manovre si facevano in piazza d'armi (ora stazione autocorriere e dintorni), oltre ai Bersagli situati a Poz.
I richiamati provenivano da Fiemme, Fassa e Primiero e persino da Gardena e Badia (così raccontava mio padre). Complessivamente quasi 3000 uomini si concentrarono a Predazzo in attesa di partire per il fronte russo.
Sabato 15 agosto 1914 la gente di Fiemme si concentrò a Cavalese per la levata dell'Addolorata che in processione girò per le vie del paese mentre i fedeli pregavano per salvare la valle dalla guerra.
La partenza dei soldati da Predazzo avvenne la mattina del 17 e 18 agosto, a piedi fino a Bronzolo dove venivano invagonati. Scrive mio padre che prima di partire dalla piazza d'armi di Predazzo recitarono la preghiera militare e che in fondo al paese c'era una folla di gente che offriva loro confetti e sigari; non mancavano pianti e grida di dolore di tante madri e sorelle. Tale scena si ripeteva nell'attraversare Ziano, Panchià e Tesero. Giunti a Cavalese ebbero l'ordine di fermarsi, accolti dalla banda cittadina ed ebbero da ristorarsi con pane, formaggio e birra. Proseguirono quindi la marcia sullo stradone in righe di sei per sei, guidati da sottoufficiali che controllavano l'allineamento, usando talvolta il calcio del fucile per non creare di- sordini. La Comunità di Fiemme con la collaborazione di don Lorenzo Felicetti aveva organizzato un pernottamento a San Lugano (dove il sacerdote sostituiva il curato) con distribuzione di viveri (pane, formaggio e vino). I richiamati avrebbero dovuto passare la notte dormendo sui prati oppure, i più fortunati, in qualche stalla di San Lugano o Fontanefredde.
Aggiungo infine che il 20 maggio1882 era stato firmato a Vienna un patto politico-militare fra Italia, Austria e Germania chiamato Triplice Alleanza, rinnovabile ogni cinque anni. Tuttavia l'Austria cominciò a fortificare la linea di confine con l'Italia mediante la costruzione di forti. Vicino a noi il Forte Dossaccio e il Forte Buso vennero edificati dopo il 1890, e nel 1906 i lavori erano completati. L'armamento del Dossaccio consisteva in 4 cannoni da 120, 4 obici da 100 e 12 mitragliatrici. Lo spessore della copertura era di due metri. Sul perimetro delle fortezza esisteva un fossato profondo sei metri oltre il quale c'era una

fascia di reticolati larga 12 metri. Il forte, se circondato, avrebbe avuto un'autonomia di 45 giorni, usufruendo, oltre che di acqua, di 7590 porzioni di pane biscottato e di 7700 barattoli di carne. La guarnigione - sulla carta - poteva disporre di 173 soldati (113 artiglieri e 60 fanti) con 4 ufficiali.
Francesco Gabrielli
(continua...)
Gli argomenti sul prossimo giornalino saranno: Il 24 maggio 1915; costruzione di baraccamenti e trincee sul Lagorai; i "nemici" sul Cauriol; la vicenda del Franzele Croce; deportazione del parroco di Predazzo e di don Lorenzo; i profughi di Predazzo; requisizione delle campane; storia del Monumento ai Caduti; cimiteri militari; 9 novembre 1918.
si ringrazia della disponibilità per le foto storiche la signora Antonietta Demartin

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Ultimo aggiornamento (Giovedì 29 Settembre 2011 09:34)
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