Informazioni sulla rogna sarcoptica
È passato ormai un decennio da quando nel mese di giugno del 2001 sono stati riscontrati i primi due casi di rogna sarcoptica nella provincia di Trento. Per l'esattezza sono stati rinvenuti due capi di camoscio nella riserva di Canazei. Da allora ad oggi come è già risaputo l'epidemia contagiosa si è espansa lungo la valle di Fassa fino a raggiungere le montagne del nostro Comune. Lungo il suo tragitto ha portato delle sensibili perdite ai nuclei di camoscio ed ancor più a quelli degli stambecchi presenti nell'alta val di Fassa. Per quanto riguarda le nostre popol
azioni di camoscio dobbiamo purtroppo affermare che questa malattia negli anni passati ha decimato la popolazione presente sul Monte Mulat ed ora è presente sulle nostre montagne del Lagorai dove però sembra di non produrre quell'effetto così devastante riscontrato in altre zone. I censimenti effettuati in quest'ultimo mese di luglio in collaborazione con gli agenti forestali hanno reso dati confortanti che fanno ben sperare per il futuro.
Che cos'è la malattia
La rogna sarcoptica è la più grave malattia conosciuta ad oggi nel camoscio e lo stambecco.
Basti pensare che al suo primo contatto con una popolazione precedentemente indenne, vengono a morte dal 70 fino al 95% dei capi inizialmente presenti. I danni si riducono significativamente in una popolazione che ha già subito questo primo violento impatto della malattia: in questo caso l'epidemia, che tende a ricomparire nella stessa zona ogni 10-15 anni, ridurrà gli effetti fino ad un massimo del 20%.
Il responsabile della malattia è Sarcoptes scabiei, un acaro della pelle che ha dimensioni inferiori al millimetro, quindi non visibile ad occhio nudo, il quale entra in profondità della pelle scavando gallerie dove depone altre uova che daranno poi vita a nuovi cicli riproduttivi.
Il camoscio affetto da
rogna solitamente si gratta con insistenza con gli arti posteriori o contro alberi o rocce o si mordicchia sul tronco e sulle estremità degli arti a causa del prurito che lo rende particolarmente nervoso, nella fase più avanzata tale prurito diminuisce, l'animale tende ad isolarsi e da lontano possono essere visibili zone prive di pelo soprattutto nella zona del collo, il muso invece, come si vede nella foto, presenta delle croste intorno alla bocca. È raggiunto questo stadio che il camoscio diventa più avvicinabile dalle persone, a distanze solitamente inusuali dove è possibile notare ad occhio nudo la presenza di croste sul manto e avvertire perfino l'odore acre emanato dall'animale contagiato.
Si chiede gentilmente a chiunque avvisti animali sospetti o ritrovi carcasse che presentino i segni di cui sopra di avvisare il prima possibile gli agenti forestali o il guardiacaccia.
Francesco Gabrielli
Il rettore

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