U.T.E.T.D. - Università della Terza EtÃ
Non si finisce mai di imparare
Un altro anno è trascorso e l'estate porta con sé pensieri e speranze per il prossimo.
Cari amici, sto parlando del "Nostro Anno Accademico" con giusto orgoglio e soddisfazione. Forse qualcuno può non focalizzare subito a cosa mi riferisco, pertanto torniamo indietro all'ottobre 2010: momento topico della campagna elettorale per l'elezione della Comunità di Valle e inizio dell'anno accademico dell'Università della Terza Età e del Tempo Disponibile; le iscrizioni sono state numerose e piacevolmente allietate da nuovi arrivi (maschi non pervenuti). Gli argomenti proposti molteplici ed interessanti e soprattutto variegati.
Ci troviamo in una regione particolarmente vocata al turismo e all'osservazione della natura e, quindi, non poteva mancare come argomento di zona "Le Dolomiti nel loro Incanto Storico e Geologico".
Abbiamo la fortuna di avere un museo ad esse dedicato e non è mancata la visita alla mostra itinerante, preparata da incontri specifici in loco.
La musica ci ha trascinato in un turbinio di note e sensazioni ben calibrate dal Maestro Fiorenzo Brigadoi.
I boschi, con i loro segreti e gli abitanti, ci sono stati presentati dal Dott. Marsilli; ed, infine, le regole del "piantar l'orto" con competenze ed attenzione alle nuove tecniche biologiche ha suscitato vivacità di interventi dialettici e sul "campo". Quando in autunno ritorneremo ad incontrarci chissà quanti racconti di "favolosi raccolti o di tristi insuccessi"!
L' arte ha stimolato la nostra attenzione e la nostra curiosità e il docente Prof. Fabio Dellagiacoma ci ha accompagnato nella gita di fine anno "sulle orme del Canova". Interessante e degna di rispetto e citazione anche la gita a "Forte Belvedere di Lavarone", completamente finanziata dalla Provincia ed aperta anche ai non frequentanti UTETD. Il messaggio che si può e, anzi, si deve cogliere visitando tali residuati storici può essere uno solo: la guerra non porta a niente, solo sofferenza che a volte viene mitigata dall'intelligenza degli uomini in armi e non e la solidarietà spesso sovrasta i confini razziali, religiosi, politici...
Sempre molto seguiti gli incontri con gli specialisti e le conferenze aperte a tutti.
La medicina alternativa è stata vivacizzata dal Dott. R. Cappello, che con delicatezza ed ironia ha saputo affrontare argomenti non sempre leggeri.
Nel ricordo di Alcide Degasperi ed altri emeriti personaggi trentini il Prof. Arturo Boninsegna ci ha intrattenuto documentandoci su fatti a volte vicini a noi o indietro nel tempo.
La commozione delle presenti non più giovanissime ha reso l'atmosfera delle conversazioni più familiare ed intensa.
Non vi tedierò ancora con resoconti di materie o esperienze escursionistiche, ma rammento la partecipazione alle attività motorie ed in piscina e ricordo che tutte queste attività non sono ad esclusivo beneficio di signore interessate o con tempo libero, ma attendono anche uomini "vivaci e desiderosi di apprendere e, perché no, di chiarire certe idee a volte un po' confuse".
Non si finisce mai di imparare e per migliorare questa offerta formativa l'amministrazione quest'anno ci ri- serva una novità : il Sindaco e l'assessore alla cultura ci hanno assicurato che avremo come sede delle conferenze e delle lezioni l'Aula Magna in Municipio e questo ci stimola ad es- sere più numerosi ed interessati.
Ringraziamo per le attenzioni ed i finanziamenti elargiti dal Comune, dalla Cassa Rurale e tutti coloro che ci hanno seguito e continueranno a farlo.
Vi saluto e vi aspetto alle prossime iscrizioni a fine settembre.
Rita Cavedon
Componente del direttivo di coordinamento UTETD
La gita a Possagno
Dopo un anno di interessanti lezioni sui temi più svariati, degno coronamento della molteplice attività svolta nell'anno 2010-2011 sono state due gite: la prima a Maser e Possagno, la seconda a Lavarone.
Per quanto riguarda quella a Forte Gschwent a Lavarone posso solo dire che mi spiace ancora tanto di essere stata impossibilita a partecipare, invece mi fa piacere scrivere due parole su quella nel Veneto alla quale ben volentieri ho partecipato.
Principale obiettivo della giornata didattica era la visita del museo che raccoglie la gipsoteca canoviana sita in Possagno, ma erano previste anche soste a Maser per la visita guidata di Villa Barbaro e a S. Vito per vedere il complesso funerario dedicato alla famiglia Brion (della ditta Brionvega) – il tutto con le competenti e doviziose spiegazioni del prof. Dellagiacoma.
Unico rimpianto per gli amanti della fotografia: nel museo non era consentito scattare immagini delle splendide opere e nemmeno a villa Maser.
Esprimendo un'idea personale, sono stata sorpresa e colpita dallo splendore della villa (la prima villa veneta che io abbia visitato) e dall'imponenza e serenità del complesso funerario, che, nonostante il nome, era tutt'altro che "funebre" nel senso corrente del termine.
Ma andiamo con ordine: dicevo che siamo stati a Possagno, patria del grande scultore classico Antonio Canova (1757 – 1822).
La gipsoteca, realizzata nel 1836 per volere del fratello Giovanni Battista Sartori, raccoglie pressoché tutti i modelli originali delle sue sculture, i bozzetti in terracotta, i disegni e i dipinti dell'artista. Le opere del Canova sono custodite invece a Parigi, San Pietroburgo, Londra, Vienna, Monaco di Baviera, Berlino, Brema, Ginevra, Kiev, Firenze, ai Musei Vaticani, alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna, ai Musei Capitolini e alla Galleria Borghese a Roma, quindi a Napoli, Genova, Venezia e Padova.
Le statue canoviane nacquero tutte dopo uno studio metodico e di grande precisione, dal disegno all'argilla, dal gesso al marmo. Il modello in gesso, in particolare, veniva realizzato con una colata su un "negativo" ricavato dalla precedente opera in argilla; nel gesso venivano applicati i "repère", chiodini di bronzo tuttora visibili nelle statue di Possagno, che consentivano - mediante l' apposito pantografo - di trasferire le misure e le proporzioni del gesso nel marmo. L'artista rifiniva poi con gli ultimi ritocchi, levigando e dando la forma con le ombreggiature adatte. Le sculture sembrano vere perché impregnava la spugna nell'acqua del secchio con i suoi strumenti usati e non puliti, la passava sul marmo poroso ed infine aggiungeva la cera creando così l'illusione del colore della cute. Molte sculture durante dei restauri sono state rovinate perché si pensava fossero sporche ed erano quindi state "ripulite" un po' troppo a fondo.
Al piano superiore della casa si può ammirare il suo atelier e io ho trovato deliziosa una certa finestrella ad altezza d'uomo con panorama sulla campagna veneta, presente oltre agli altri finestroni che immettevano tanta luce adatta, anzi, indispensabile, al suo lavoro.
La statua che più mi è piaciuta è "Amore e Psiche", personificazione dell'innocenza, dove quest'ultima posa sulla mano dell'amato una farfalla, simbologia dell'anima – semplicemente incredibile la realizzazione in marmo del piccolo insetto.
Il complesso funerario della famiglia Brion, opera dell'architetto veneziano Carlo Scarpa, è considerato uno dei suoi capolavori e si estende lungo un'area di circa 2000 metri quadrati, circondata da campi coltivati da un lato e dal vecchio cimitero di San Vito d'Altivole dall'altro.
Una delle due entrate richiama, per forma e utilizzo, illustri modelli classici, per cui viene chiamata "dei propilei".
I due principali sarcofagi, di Giuseppe e Onorina Brion, sono inclinati l'uno verso l'altro in segno di imperituro e ricambiato affetto tra i coniugi.
Il luogo, destinato alla riflessione ed alla meditazione, risente anche dell'influenza zen, e colpisce per l'uso di "materiali" semplici, come il cemento a vista e l'acqua e la luce naturale.
La villa di Maser, infine, Villa Barbaro, è uno dei capolavori di Andrea Palladio (1508-1580), patrimonio dell'umanità dell'UNESCO, è situata al centro della tenuta agricola adiacente ed è tuttora abitata.
Una breve passeggiata tra i vigneti porta alla collezione di carrozze dove è raccolta una trentina di esemplari dei mezzi di trasporto dei secoli passati.
La gita è stata ottimamente organizzata dalla signora Luisa Delugan. A lei, oltre che agli insegnanti, vanno la nostra sentita gratitudine e il nostro apprezzamento.
Gabriella Lanzinger
L'Araucaria in fiore
L'Araucaria-Araucana è considerato l'albero nazionale del Cile centrale e dell'Argentina. Albero sempre verde con foglie spesse, dure e appuntite di forma triangolare, lunghe 3-4 cm e larghe 1-3 cm. Con il bordo tagliente. Si tratta di una pianta dioica con sporofilli maschili e femminili posti su piante differenti, anche se si conoscono esemplari con entrambi. Gli individui maschili producono pigne cilindriche che liberano il polline in giugno diventando di color marrone scuro. Gli individui femminili producono pigne sferiche lunghe 10-18 cm e larghe 7-13 cm. Sul lato superiore dei rami più alti. Quando sono mature, diventano dorate e ciascuna contiene fino a 200 grandi semi che, se impollinati, danno origine a nuove piante. La fioritura comincia dopo 30 anni di vita della pianta. Questa Raucaria, messa a dimora 30 anni fa nel nostro giardino, a sorpresa quest'anno ha messo in bella vista 10 bellissime e stupende pigne sferiche. È sicuramente un esemplare da vedere ed ammirare. La pazienza di curarla e vederla crescere è stata premiata!!!
Luigi e Luisa Felicetti

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