Bolife de storia pardaciana
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In quel tempo i più ricchi residenti di Predazzo che pagavano oltre 100 Corone di tasse erano: • Antonio Ceol gestore dell’hotel Paneveggio con 396 corone e 35 cent. • Vitale Demattio (1858-1929) che versava al fisco 368 Corone e 87 cent. • Francesco Giacomelli (1860-1933) Nave d’ Oro con 326 Corone e 87 cent. • Michele Dellagiacoma (Mama 1849-1932) hotel Predazzo con 161 Corone e 89 cent. • Oddone Morandini (1880-1960) de Bozin Enologo con 150 Corone • Giovanni Craffonara (1854-1926) Macellaio con 141 Corone e 35 cent. • G. Antonio Agreiter (1869-1938) Farmacista con 119 Corone e 65 cent. • Rosa Morandini Scomazzoni de Bozin (1862-1941) con 112 Corone e 50 cent. • Fratelli Bernardi, Birreria, con 113 Corone e 14 cent. • Fanny Morandini Brugnara de Bozin (1863-1951) con 113 Corone e 05 cent. FRANCESCO BRIGADOI (FRANZELE CROCE)Detto racconto è il frutto di una mia intervista alla signora Maria Brigadoi (1905-2008) figlia del Franzele Croce. Francesco Brigadoi (1876-1943) detto “Franzele Croce” era un bancario fanatico irredentista tanto da voler combattere con l’Esercito Italiano contro gli Austriaci. Abitava con la moglie Maddalena Dellagiacoma (1882-1951) figlia di Nicolò Ponielin nella casa del caffè Croce che lui gestiva con la famiglia composta da 4 figli Maria (1905), Bruno (1908), Giulietta (1911) e Tullia (1913). All’inizio del 1915 il “Franzele” non presentatosi ai gendarmi come tutti i richiamati scomparve dalla circolazione. Da allora la sua casa del caffè Croce cominciò ad essere perquisita frequentemente dai gendarmi austriaci per cercare qualcosa di compromettente (lettere, ecc…) per capire dove potesse trovare il disertore, mentre la moglie era sottoposta a continui interrogatori. Francesco Brigadoi si confidò con il capoposto al confine di passo san Pellegrino, un certo Volcan di Moena, suo conoscente, al quale espose il suo difficile progetto. I due si accordarono sulla data del passaggio al confine per la notte fra l’1 e il 2 febbraio fra le ore 2 e le 3. Il Volcan avrebbe intrattenuto i suoi uomini dentro l’Ospizio a bere e giocare a carte.Tutto ando per il meglio e l’interessato potè passare il confine indisturbato scendendo verso l’Italia raggiungendo Falcade. Nel bosco sopra il paese per la commozione, l’ansia e la stanchezza svenne. Si risveglio all’alba e, rimessosi in forma fece l’ultimo tratto di strada quasi correndo verso l’agognata meta. Subito si recò alla caserma dei Carabinieri, che lo accolsero con sospetto credendolo una spia. Ma il Brigadoi aveva con sé i documenti regolari e anche due indirizzi dei comandi Militari di Venezia e Milano. Dopo un controllo telegrafico se tutto corrispondeva al vero il “disertore” venne rifocillato e rifornito di denaro per il viaggio e inviato a Milano. Al comando fu accolto con entusiasmo e potè frequentare la scuola per sottufficiali mentre ai suoi superiori esprimeva il desiderio di poter, in caso di guerra (l’Italia era ancora in pace), combattere nel Trentino contro gli Austriaci. Scoppiata la guerra, l’Italia cerco con le sue truppe di oltrepassare il confine con l’Impero Austro Ungarico e in parte ci riuscì perché il nemico si ritirò sulle montagne per fermare l’avanzata italiana. Francesco occupato a Milano presso gli uffici del comando insisteva per andare al fronte quando l’Italia, nel 1916, scatenò l’offensiva sul Lagorai per sfondare e scender in val d Fiemme. Il 2 luglio 1916 venne giustiziato Cesare Battisti catturato sul monte Corno; in seguito a ciò il Franzele venne convinto a cambiare il suo nome sui documenti personali e divenne Fausto Benini. Nell’inverno del 1916-17 venne soddisfatto nel suo desiderio e per un periodo si trovò a combattere gli Austriaci in val Venegia prima di essere trasferito a Pistoia .Ritorniamo a Predazzo; l’ultima perquisizione in casa del caffè Croce fu fatta proprio il giorno della dichiarazione di guerra, i gendarmi avvisarono la famiglia che si preparasse a partire per una località posta sulle rive del Danubio, vicino a Vienna. Raccomandarono di portarsi vestiti pesanti per passare l’inverno. Il comando militare decise che la partenza si sarebbe effettuata mercoledì 4 agosto 1915, su di un carro fino ad Ora e poi in treno per giungere a Katzenau, noto campo di internamento. Uno dei testimoni oculari, in quel mattino estivo fu Tommaso Defrancesco (Cantinier) allora scolaro che abitava nella casa di fronte, il quale mi riferì il triste spettacolo dei sei famigliari dal nonno settantenne alla piccola Tullia di due anni mentre i gendarmi caricavano tutti sul carro e allontanavano i curiosi che si avvicinavano. “Come si viveva a Katzenau?” I Trentini si erano organizzati creando nelle baracche delle aule scolastiche con maestri, sacerdoti e maestre che insegnavano gratuitamente essendo loro stessi deportati. Per circa 2 anni anche Bruno e Maria frequentarono tali scuole, usando le tabelline indivi-duali di ardesia con la cornice in legno sulle quali incidevano leggermente con il “crosol” che era una specie di matita fatta di ardesia ben appuntita; le parole e i numeri si cancellavano con una pezzuola, legata alla cornice con uno spago, bagnandola con un po’ di saliva (queste tabelline si usavano anche a Predazzo). Il materiale scolastico era fornito dalla Croce Rossa Svizzera. Maria ricorda che sua madre aveva sempre da lavare, i minestroni erano digeribili e i pagliericci non davano fastidio perché la sera i bambini erano stanchi dopo aver giocato spensieratamente. Cantavano anche inni italiani come la canzone “Tripoli bel suol d’amore” allora molto di moda. Nell’aprile 1917 l’Austria chiuse il campo di Kat zenau per mancanza di viveri liberando i prigionieri che a proprie spese o per conoscenze sarebbero stati in grado di rientrare nelle loro case. Chi voleva recarsi in Italia o in territorio occupato dagli Italiani doveva passare attraverso la Svizzera. Maddalena, moglie del Franzele, con i suoi figlioli si affrettò a partire per Zurigo dove viveva suo fratello Roberto, il quale aveva l’indirizzo di suo cognato in Italia. Col treno arrivò a Landeck nel Tirolo del nord ove il capostazione era suo cognato Alessandro Bocher sposato con sua sorella Luigia del “Poinelin”.A Landeck si fermarono poco e quindi entrarono in Svizzera e raggiunsero Roberto a Zurigo il quale si mise in contatto con il Franzele, di stanza presso il 56° reggimento del comando di Pistoia, accordandosi per trovarsi a Milano presso l’ufficio dei volontari trentini in via XX settembre il giorno 24 dicembre 1917. In attesa dei documenti per il passaggio dalla Svizzera all’Italia fecero una breve sosta a Chiasso per poi proseguire verso lo storico appuntamento milanese con il capo famiglia che non vedevano più da quasi tre anni. Tutti insieme, felici e contenti, raggiunsero Pistoia dove Bruno e Maria poterono frequentare la scuola fino al giugno 1918. Alla fine della guerra, attraverso la Valsugana arrivarono a Trento, quindi ad Ora e Cavalese da dove con un camion il 27 dicembre 1918 giunsero a Predazzo. Curiosità: Francesco Brigadoi era detto del Croce in quanto era figlio di Domenico del “Passerino” (1844-1927) la cui sorella Maria Brigadoi (n. 1837) aveva sposato nel 1863 il “caffettiere “Giacomo Croce del “Gnuco” (n. 1830) il quale non avendo avuto eredi lasciò tutta la sua sostanza al cognato Domenico Brigadoi. Francesco Gabrielli Leggi Tutto
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