Nella seconda parte dell’articolo storico dedicato alla memoria del Forte Dossaccio mi preme sottolineare alcuni aspetti importanti: la spesa totale per la costruzione del manufatto e il rapporto degli abitanti di Predazzo con questa strana (all’epoca) struttura inserita in un contesto agro-silvo-pastorale.
Attraverso il saggio storico di Nicola Fontana intitolato “Storia di un forte corazzato di montagna 1886 – 1915) – Pubblicazione dell’Ente Parto Naturale di Paneveggio Pale di San Martino, possiamo risalire in modo dettagliato a tutti i lavori di edificazione e alla loro spesa effettiva.
Infatti i lavori di costruzione, iniziati nel 1886, terminarono soltanto nel 1900: un periodo quindi piuttosto lungo, dovuto a imprevisti o incidenti nei trasporti dei materiali e delle corazze, le lunghe pause invernali, la difficile lavorazione del porfido, ma soprattutto i limitati mezzi finanziari concessi di anno in anno dal Ministero della Guerra.
I crediti a disposizione del Genio militare di Trento, nel corso degli anni novanta dell’Ottocento, fossero di fatto stringatissimi, appena sufficienti per proseguire l’attività dei cantieri allor
a aperti. Le modeste somme destinate al forte Dossaccio si basavano su un preventivo di spesa che il comando del forte era tenuto ad inviare ogni primo giorno del mese. Furono dunque concessi 48.000 fiorini nel 1890, 70.000 nel 1892, 28.000 nel 1893, mentre nel 1894 degli 89.000 fiorini richiesti dalla direzione lavori, ne furono assegnati soltanto 55.000. Nell’ultima fase le cifre messe a disposizione furono ulteriormente ridotte.Una parte dei finanziamenti era destinata a coprire il costo ed il trasporto delle corazze: per il Dossaccio il Ministero della Guerra aveva riservato a questo scopo 24.000 fiorini nel 1893 e 18.000 fiorini nel 1894. Nel maggio del 1893 per le casematti corazzate dei cannoni e per i mortai erano già stati spesi 11.170 fiorini. Dunque quale fu il costo del forte Dossaccio? Al 14 maggio 1893 erano stati spesi complessivamente 167.426 fiorini e 16 centesimi, comprese le opere complementari. Secondo un rapporto presentato al Capo del Genio di Innsbruck pochi giorni prima il 9 maggio, per il completamento dei lavori sarebbero stati necessari altri 109.000 fiorini ed era quindi previsto un costo totale di 265.311 fiorini e 34 centesimi. Una cifra leggermente differente da quella presentata nel preventivo dettagliato del 14 maggio:
Esproprio 1.801,38
Scavo nel terreno e con dinamite 69.360,57
Opere in muratura 89.960,22
Lavori di scalpellino 3.296,26
Lavori di falegname carpentiere 2.060,09
Oggetti in ferro e acciaio fuso 8.025,04
Fabbro 551,80
Vetrate 140,00
Tintura 500,00
Strada d’accesso 23.957,00
Copertura 3.800,00
Spese di amministrazione 20.184,00
Assicurazione malattia per operai 2.158,00
Teleferica 16.823,00
Legname 8.626,00
Trasporti 8.534,00
Imprevisti 10.638,20
TOTALE 270.415,56
Un rapporto del 1° luglio del 1897 indica una spesa complessiva di 327.712.82 fiorini dove però era stata compresa la costruzione della strada al forte Buso. Per quanto arrotondata, è più affidabile la stima del successivo rapporto del 1906, secondo cui per il forte venne affrontata una spesa di 601.528 Corone (ossia 300.764 fiorini), mentre il suo valore complessivo raggiungeva, per via delle opere di completamento, le 758.241 Corone. Infatti la cifra comprende: le spese di costruzione, l’impianto elettrico (Corone 113.393), il rivestimento in lamiera della copertura (Corone 25.120), l’impianto di impermeabilizzazione della poterna (Corone 7.000). Il valore del forte per mq. Venne stimato in 295 Corone
.Ora possiamo analizzare gli aspetti e la ricaduta del forte sulla società locale e soffermarci sui rapporti con i fornitori e i servizi garantiti dai civili.
Le relazioni tra la popolazione locale ed il forte si limitavano a contatti più o meno regolari e indispensabili per mantenere in efficienza il presidio, quindi con la manodopera addetta ai lavori di manutenzione o straordinari e con i fornitori di materiali e beni di prima necessità. In questo senso si può pensare che attorno al forte Dossaccio ed in genere allo sbarramento di Paneveggio (fortino al Buso) circolasse una micro economia di cui beneficiavano artigiani oppure semplici privati attraverso piccoli appalti concessi dall’Erario militare. Ad esempio nel maggio del 1900 Caterina Gobber di Predazzo ottenne dalla Direzione delle Foreste demaniali di Innsbruck il permesso di raccogliere in Bocche ceno metri cubi di legna da carbone destinati ai forti Dossaccio e Someda (Moena) previo pagamento di 74 centesimi per centimetro cubo di ciocchi e 34 centesimi per un centimetro cubo di ramaglia. Ma tanti altri fornitori gravavano sull’economia del forte per l’acquisto di generi alimentari fatto presso il negozio di Vitale Demattio di Predazzo, mentre il trasporto del pane fresco alle due fortezze era assicurato da Bortolo Betta di Cavalese, così pure l’appalto per la biancheria era assegnato a Nicolò Braito pure di Cavalese. Per quanto concerne i servizi di ordinaria manutenzione sappiamo che alla riparazione della biancheria provvedeva nello stesso periodo Caterina Morandini di Predazzo. Inoltre l’artigiano Francesco Dellantonio venne affidato l’appalto per la pulizia del pozzo nero del Dossaccio nel periodo compreso tra il 1° gennaio 1910 sino al 31 dicembre del 1913. Anche l’assistenza medica si provvedeva tramite un civile. Dal 1904 il medico comunale di Predazzo, allora Dott. Giuseppe Scomazzoni, visitava nel proprio ambulatorio i soldati dello sbarramento, mentre sono nei casi di reale necessità si recava personalmente sul posto. Il suo operato era tuttavia sottoposto, in genere nel periodo compreso tra il 15 maggio ed il 30 giugno, al controllo di un medico militare nominato dal comando di stazione di Cavalese, al quale spettava la visita generale della guarnigione, nonché la verifica dell’armadio dei medicinali e dello stato dell’igiene della cisterna.
Nel complesso però la pr
esenza del forte e dei militari comportò certamente più disagi che benefici sia sul versante politico-sociale (arresti ingiustificati di turisti, passanti, tafferugli tra civili e soldati in libera uscita) e soprattutto su quello economico: se infatti da una parte il raggio di divieto di fabbrica, che regolava le domande di costruzione di strade, baracche, malghe entro una ben determinata area, esercitava uno stretto controllo sul territorio circostante assieme alle relative attività umane, dall’altra le annuali esercitazioni di tiro non solo costituivano una sgradita, benché temporanea, intromissione nei regolari e tranquilli ritmi della vita alpestre, ma producevano seri danni ai fondi destinati al pascolo.E infatti le esercitazioni di tiro con i cannoni, man mano che la guerra di avvicinava, venivano svolte una volta all’anno, quasi sempre durante il periodo estivo – in corrispondenza quindi della transumanza e della fienagione – secondo un preciso iter organizzato. I bersagli venivano collocati in genere sia presso la malga Juribello che Colbricon, ma talvolta furono scelte anche località diverse (Juribrutto, i prati di Viezzena, Cima Lasté ecc.) ed in base ad esse variava la portata delle misure per la tutela della pubblica sicurezza e per prevenire disgrazie. Lo sgombero delle malghe, del bestiame, delle segherie veniva affidata ad alcuni agenti della gendarmeria, sulla base delle istruzioni del comando del forte Dossaccio.
Le esercitazioni duravano in genere poche ore e a partire dal 1911 si adottò il sistema di segnalare lo svolgimento issando una grossa bandiera rosso-bianca sul tetto del forte e, durante le lunghe manovre del giugno del 1914, si pose di notte una grossa lanterna rossa. Una volta concluse la popolazione poteva tornare nelle proprie case.
Numerose furono le petizioni per il risarcimento dei danni subiti ma l’autorità militare riuscì ad imporre la propria volontà, la guerra del resto, era ormai alle porte.
Ricerca a cura di Lucio Dellasega
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