La Scuola Alpina della Guardia di Finanza ha avuto al suo interno degli ottimi atleti saltatori che ancora oggi vivono nella nostra Comunità, ma la molla non è scattata. Forse, è un mio pensiero personale, perché non si è entrati all’interno di un “salto sugli sci” di cosa vuole dire, di quali prodezze di equilibrismo stiamo parlando, di quale prodezza sportiva, di quali doti occorrono per riuscire ad arrivare
lontano.Proviamo cosi ad entrare in “gara” con l’atleta. Dopo tutta una serie innumerevole di allenamenti a secco e con gli sci si potrebbe pensare che siamo pronti, ma non è così. Stiamo parlando di scendere su un pendio, in un binario lungo un centinaio di metri alla velocità di 96/98/100 orari per poi arrivare come una schioppettata al punto di stacco, senza tentennamenti o ripensamenti che non sono possibili.
Proviamo a pensare lo stato d’animo di un giovane ragazzo che seppur allenato si appresta ad una performance di questo tipo. Vi assicuro che già sedere sulla sbarra di partenza e guardare di sotto fa una certa impressione, se poi ci mettiamo la velocità di avanzamento e il fatto che molto si decide nel momento dello stacco, la pressione aumenta, ci vuole molta concentrazione, ci vuole coraggio, decisione, controllo delle proprie sensazioni, voglia di volare lungo, lontano, per entrare nella seconda fase che è quella del volo vero e proprio.
I battiti cardiaci di sicuro aumentano considerevolmente, uno due tre cinque sei secondi e via a cento all’ora in volo su due assi chiamati sci che sono la base di appoggio, sono le nostre ali, che sono sostanziali per poter volare, rimanere sospesi nell’aria per alcuni secondi ,sette, otto per poi atterrare il più in basso possibile, 120, 130, 140 metri più in basso di dove abbiamo “staccato”.
Dicevo che il momento dello stacco è importante, condiziona molto il risultato. Proviamo a pensare che il nostro corpo è diviso a metà, siamo, tutti, più forti da una parte che non dall’altra. Questo cosa vuole dire? Diciamo che si rischia di spingere di più con una gamba che non con l’altra e quindi allo stacco non siamo perfettamente in asse con gli sci e gli stessi hanno una angolazione diversa fra loro con una “base” di scorrimento e appoggio non uguale, è in atto uno sbilanciamento che bisogna ricomporre velocemente. Come?
Con il corpo, con le braccia tenendo però in considerazione anche il possibile vento, magari leggero, ma che condiziona il volo: è di lato, viene da sotto, viene da dietro, è una folata o regolare? Bello è. Stiamo viaggiando a cento chilometri all’ora, a quattro metri dal suolo, su due “breghe” chiamate sci, abbiamo del vento laterale, vogliamo saltare lungo, dobbiamo tenere la posizione corretta, dobbiamo atterrare con un bel telemark, il tutto vissuto in sei sette secondi.
Di sicuro l’atleta è costretto a prendere decisioni in centesimi di secondo, l’istinto, la classe, perché no anche la fortuna, le capacità e doti tecniche, la capacità di concentrazione, il coraggio, portano a vivere questi momenti esaltanti, di grande adrenalina, nella consapevolezza che questi Icari del terzo millennio forse non raccolgono quanto meritano.
Dino De Gaudenz
Responsabile del settore salto
del Comitato Nordic Ski
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