Sabato 26 novembre presso l’Aula Magna del comune di Predazzo l’associazione “VolontariAmo con il St. Jude” ha invitato la cittadinanza a partecipare ad un incontro di presentazione. La condivisione di un’esperienza di volontariato in Uganda (Gulu), ospiti di Fratel Elio Croce, comboniano di Moena, ha spinto Silvia, Cristina, Tania, Michela, Anna e Lidiana a dar vita ad un’organizzazione di volontariato.
Principalmente perché dallo scambio di idee e impressioni di queste ragazze sono emerse le difficoltà che ognuna ha provato nell’integrarsi e riuscire a dare il meglio di sé in un contesto così difficile. Da qui la proposta di creare una rete virtuale di volontari, dove ci si possa scambiare consigli, condividere le difficoltà riscontrate e testimoniare la propria esperienza presso il St. Jude Children’s Home.
Oltre a proporre una base per i volontari, l’associazione vuole anche promuovere nuove esperienze di volontariato in Uganda fornendo una preparazione a chiunque voglia partire. Tutto questo è reso possibile dall’attività di sensibilizzazione che le ragazze continueranno a promuovere sul territorio, mettendosi a disposizione di chiunque voglia organizzare un incontro a scuola, piuttosto che nel gruppo catechesi, gruppo giovani, case di riposo, ecc. Anche solo trascorrere un paio d’ore in compagnia di foto e video dei bambini Ugandesi e di Fratel Elio sarà sicuramente piacevole e regalerà ad ognuno momenti di riflessione importanti.
Non mancherà un’attività di raccolta fondi che andrà a coprire i costi delle attività dell’associazione ma soprattutto contribuirà a garantire cure, cibo e istruzione ai bambini del St. Jude Children’s Home. Tutto questo verrà svolto con il coinvolgimento di Fratel Elio, del personale locale e dei volontari che vorranno contribuire a questo progetto, collaborando sul territorio ma anche in loco presso il St.Jude Children’s Home.
Un accenno alla storia di questo luogo. Nasce nel 1982 per volere di Bernadetta Akwero, donna di grande coraggio, ostinata a portare avanti il suo sogno; spendersi per gli ultimi, i più deboli e indifesi: i bambini.
Alla sua morte nel 1992 la direzione della casa viene lasciata a Fratel Elio Croce. Oggi al St. Jude vengono accolti non solo orfani ma anche bambini invalidi a causa di malattie congenite, malarie precoci, dagli spari della guerra o da banali cadute dagli alberi di mango. I bambini invalidi vivono presso la Consolation Home (54), dove l’organizzazione della casa è diversa rispetto alla struttura adiacente; il St. Jude (87).
Oltre ad occuparsi di loro Fratel Elio porta avanti tante altre attività che in questa sede non è possibile descrivere.
Il sito www.stjudechildrenshome.org vi fornirà tutte le informazioni oppure basterà scrivere a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. per qualsiasi richiesta.
Concludendo ne approfitto per ringraziare la presenza di Padre Mario Benedetti di Segonzan
o, missionario in Sud Sudan, che ci ha regalato una testimonianza lucida ed esaustiva della situazione economico-politica del Paese, spiegandoci le cause che hanno contribuito a definire una complessità importante dove i paesi confinanti ma anche “occidentali” sono invischiati totalmente. Oggi padre Mario vive in un campo profughi che ospita circa 4500 persone provenienti dal Congo e ogni giorno lotta con loro per fornirgli un pasto e un minimo di istruzione. Le tentazioni per i giovani sono molte: l’alcol per i ragazzi e la prostituzione per le ragazze. Per non parlare delle conseguenze come l’Aids. I profughi scappati dal Congo sono circa 120.000 e il loro sogno è solo uno: tornare a casa loro. Ma questo non è ancora possibile e forse non lo sarà mai.Grazie a Mario Benedetti, a Elio Croce, a Delia Guadagnini e a tutti i missionari che hanno dedicato la loro vita a quella parte di umanità, che oggi si vede derubata del proprio futuro e violata nei loro diritti, gli viene data la possibilità di sopravvivere in un mondo dove le diseguaglianze continuano ad aumentare.
Silvia Morandini
Presidente dell’associazione
“VolontariAmo con il St. Jude”
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